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CAMPO ASTRONOMICO - FONTE VETICA 21/26 luglio 2006
Emiliano
Maramonte
Venerdì
21 luglio
Quest’anno
il tradizionale Campo Astronomico di Fonte Vetica, ha riservato belle
sorprese. La partecipazione è stata particolarmente alta e numerosi
astrofili hanno aderito alla XX edizione di questo importante appuntamento
estivo.
Io e Paolo Gattillo abbiamo partecipato con l’entusiasmo di sempre,
e con l’accresciuta voglia di fare nuove conoscenze e scambiare
esperienze. Purtroppo, per impegni personali, non abbiamo potuto fermarci
più di 2 giorni sui 5 previsti, ma il tempo trascorso insieme agli
amici del Gaspra e del Gruppo Astrofili Aquilani è stato intenso
e appagante.
Le novità sono state due: 1 - l’organizzazione della manifestazione
da parte del rinnovato Gruppo Astrofili Aquilani; 2 - il mio Dobson fiammante
da 17,3 pollici, alla sua prima uscita ufficiale!
Per farla breve, partiti con un ritardo imbarazzante dalle lande che furono
di Federico II (per chi non lo sapesse… sto parlando della provincia
di Foggia!), filiamo di gran carriera alla volta dell’Abruzzo, consapevoli
che arriveremo giusto giusto per la prima sessione osservativa. Detto,
fatto: alle 22.30 ci ritroviamo al parcheggio del Rifugio di Campo Imperatore.
Nel frattempo, ci rendiamo conto che nel piazzale d’asfalto che
ospita i telescopi l’atmosfera è già frenetica. Gli
altri astrofili sembrano formiche isteriche che si preparano a dare l’assalto
alla volta celeste ognuno col proprio strumento! Ovviamente l’eccitazione
sale a livelli di guardia. Io e Paolo non vediamo l’ora di scendere
giù per salutare gli amici di sempre e per partire per il nostro
vagabondaggio cosmico!
Il primo a scendere sono io. Mi accolgono Bruno Cirillo, Paolo Vigilante
e il mai domo Marco di Biase! E subito noto una certa curiosità
per quello che è nascosto nella mia macchina…
Dopo i salamelecchi di rito, il buon Bruno mi chiede: «Allora? Che
cosa hai portato?»
Nonostante il buio, riesco a scorgere il brillio avido nei suoi occhi…
«Il bambinone» rispondo io.
«No, sai perché? Abbiamo tutti l’acquolina in bocca…»
conclude lui.
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(Marco e Emiliano
delimitano lo spazio delle osservazioni) |
Mi do subito
da fare per montare il telescopio e nel frattempo si avvicina qualcuno,
incuriosito dalle strane strutture metalliche che magicamente sbucano
fuori dall’abitacolo della mia macchina. «Che cos’è?»
si fa avanti uno sconosciuto. «E’ per caso un Dobson?»
intuisce un altro.
Ben presto l’opera è completa, e intanto saluto qualche altro
amico (Gianni Mantini, nella fattispecie) che non sanno se dare la mano
a me o alla torre metallica che ho a
fianco…
Prima di cominciare le osservazioni, mi faccio un giro tra le postazioni,
in attesa che Paolo arrivi a darmi man forte. Conosco così alcuni
ragazzi aquilani, e in particolare Paolo Berardi che mi stupisce per la
sua squisita cordialità. Scambio con lui qualche parola, poi mi
accorgo del suo bellissimo C 9-1/4. “Interessante”, penso,
“si potrebbero fare confronti…”.
Torno al mio strumento e in quel momento arriva Paolo.
Il piazzale si anima di commenti, battute, risate, esclamazioni, chiacchiere,
discussioni…. Si tratta di momenti che nessun racconto può
avvicinare alla realtà, perché bisogna viverli! A ogni modo…il
campo astronomico è ufficialmente iniziato!!!!!
La notte va avanti nel più classico dei modi. Osservazioni a volontà.
Ho finalmente la possibilità di testare il mio nuovo acquisto,
così mi butto su oggetti tipici del periodo: M 51, M 13, M 92,
M 57, M 17… e così via. Il mio piacere aumenta quando condivido
la gioia dell’osservazione con gli altri, anche se, devo ammettere,
non è facile per tutti salire gli scalini per arrivare all’oculare…
Comunque, non posso che restare colpito dalla bellezza dei bracci di spirale
di M 51, dalla nitidezza di M 57, dall’esplosione di stelle di M
92 e M 13.
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(Messier
20, nebulosa trifida nel sagittario ripresa con ccd sbig st8 da
M. Di Biase) |
Per fortuna
tutto va per il meglio, visto che il meteo, a differenza dei due ultimi
campi estivi, ci ha arriso per tutto il tempo!
Alle soglie dell’alba, decidiamo di smontare e di andare, insonnoliti
ma satolli, a occupare i meritati e tiepidi giacigli. Nel mio caso, il
sonno ristoratore è un’imperativo categorico, considerato
che non immagino neanche che il giorno dopo subirò uno shock tremendo…
Alle 4 e 40 del mattino non mi sogno neppure che il primato di diametro
del mio telescopio sarà stracciato per ben 2 volte!
Sabato
22 luglio
Verso mezzogiorno, come degli zombie, ci riuniamo tutti (o quasi) per
una colazione fuori orario (non a base di carne umana…) e cominciamo
a programmare la giornata che ci attende. Io, Paolo Gattillo, Mariagrazia
(sua sorella), Michela (la ragazza del Gattillo di cui sopra), Aldo (il
ragazzo di Mariagrazia), Paolo Vigilante, e un giovane astrofilo di cui
non ricordo il nome, decidiamo di concederci una piccola escursione pre-prandiale.
Mentre gli altri salgono, salgono e salgono sempre più in alto,
con disinvoltura e sicumera atletica, io, al contrario, fatico come un
asino oberato all’inverosimile, dandomi in pasto al pubblico ludibrio
e dichiarando più o meno candidamente: «Ragazzi, ma dove
avete intenzione di arrivare? Io sono un topo di biblioteca!» E
Paolo Gattillo, mio ottimo compagno di uscite astronomiche, mi riserva
un’occhiataccia da buon padre di famiglia.
Alle 13 e 15 si scende e si torna al Rifugio dove ci attendono gli effluvi
odorosi e stuzzicanti delle succulentissime leccornie abruzzesi preparate
con antica sapienza dalla mamma di
Fausto (il gestore el Rifugio). Inutile dire che all’apoteosi dell’astronomia
della notte appena trascorsa, si aggiunge quella della gastronomia dell’ora
di pranzo.
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(Gastrofili
all’opera) |
Con la pancia
piena e la pennichella incombente, alcuni si dileguano nelle proprie stanze,
altri stilano programmi per la notte che verrà.
E nel frattempo accade qualcosa. Dal nulla si materializza una monovolume
con uno strano carrello al seguito, su cui svetta un grosso cubo ricoperto
di cellophane. Chiedo spiegazioni a Marco e lui mi rivela che si tratta
del superDobson da ben 75 cm di diametro di un membro del Gruppo Astrofili
Marsicani.
Si salvi chi può! Lancio un’occhiata mesta al mio “modesto”
44 cm stipato al millimetro nella mia macchina e già pregusto le
visioni celestiali che si potrebbero avere con un bestione del genere.
Frattanto vengo anche a sapere che sarà di scena persino un Dobson
Obsession equatorializzato con puntamento attivo da ben 65 cm!! Lo sconforto
si abbatte su di me… in quel momento mi sento come un principiante
che ha appena comprato il suo primo telescopio… un 114!!! Però
la voglia di vedere all’opera meraviglie simili è alle stelle!
Trascorriamo il pomeriggio ad aggirarci incuriositi e torpidi attorno
a quell’enigmatico cubone, poi arriva la cena. Altre squisitezze
inenarrabili, poi, finalmente, arriva il tanto sospirato buio.
Senza lamentarci, indulgiamo al sacro rito del montaggio dei telescopi,
ma intanto la nostra attenzione e irresistibilmente attratta dallo stupendo
Obsession che man mano, minuto dopo minuto, prende forma. Spettacolare!
Io comincio a scaldare i motori con qualche oggetto facile, ma mi accorgo
di avere dei problemi meccanici ai cuscinetti che muovono lo strumento
in altezza. Ciò condizionerà, e non poco, la mia sessione
osservativa.
Purtroppo ci sono altri inconvenienti, diciamo così, ambientali.
E’ sabato, e la zona è affollata di campeggiatori, turisti
della domenica, boy scout e seccatori di varie risme. Le luci delle torce
sono tante e per di più vengono accesi falò e grigliate
a profusione! E’ un’autentica baraonda: chi sale, chi scende,
chi si avvicina con lampade da fantastiliardi di watt, chi chiede di osservare
questo e quello. Ben poco tempo osservativo viene lasciato ai proprietari
dei telescopi. Addirittura, la nostra tranquillità viene disturbata
dal canto sguaiato di un paio di avventori del Rifugio in vena di esibizioni
canore. Per non parlare delle esalazioni oleose e grasse delle carni al
fuoco!!! Io stesso ho trascorso un’ora e mezza a illustrare le più
importanti meraviglie del cielo estivo a un gruppetto di curiosi composto
da una dozzina di chiassosi ma attenti ragazzotti… malgrado il mio
dobson fosse azzoppato…
Per fortuna, i profani non hanno l’epicurea resistenza al sonno
di noi astrofili, per cui verso l’1 e 30 si odono i saluti e i ringraziamenti
di quanti hanno deciso che di nebulose, ammassi e galassie hanno avuto
abbastanza e che è meglio mettere la testa sul cuscino.
La nostra notte comincia adesso. E comincia anche una vera e propria transumanza
verso i due mostri ottici. Purtroppo il telescopio da 75 non è
mai entrato veramente in funzione a causa di seri problemi alla collimazione
degli specchi. Mentre il Dobson da 65 è stata la vera star della
serata! Non vi dico il viavai, le trattative, i sotterfugi per ascendere
verso l’oculare del bestione! Io sono riuscito a osservare la Helix,
M 57, e M 17, sfiorando infarti e collassi cardiocircolatori. La Helix,
vista attraverso un filtro OIII, era uguale alle fotografie, con le sue
spire nebbiose e la sua inconfondibile forma. M 57 era un neon cosmico,
al cui centro si accendava una lampadina, ossia la stellina centrale che
ha dato vita alla nebulosa. M 17 era un tessuto intricato di filamenti
nebulari e strutture ovattate. Sempre più a malincuore torno al
mio “piccolo” Dobson azzoppato e cerco qualcos’altro
da osservare. Nel frattempo sento le esclamazioni di stupore del fortunato
di turno che è riuscito a conquistare la vetta dell’Obsession,
e vedo Paolo (Gattillo) che fa la spola tra i due Dobson, in preda a una
sorta di frenesia da astrofilo impazzito.
Le ultime due ore prima dell’alba le impiego a scoprire la causa
del problema meccanico e a portare avanti, nonostante tutto, confronti
strumentali con altri telescopi, per esempio il C 14 di Berardi. Non disdegno
qualche altra occhiatina qua e là ai due Dobson, del resto è
un’occasione più unica che rara per ammirare qualcosa di
(per ora) irraggiungibile!
I primi chiarori dell’alba sorprendono i pochi temerari a fare la
fila davanti all’Obsession ma la quanto mai fruttuosa nottata osservativa
volge ormai al termine e da li a poco si conclude con i clangori prodotti
dai martinetti e dall’argano che servono per issare l’altro
Dobson gigante sul suo carrello.
Attorno alle 4.30 si va a nanna.
Domenica
23 luglio
E’
il giorno del commiato, almeno per me e per la compagnia Gattillo; molti
altri astrofili resteranno per altre 3 notti. Non posso non citare i tentativi
di convincerci a restare, ma alle commoventi insistenze, opponiamo, purtroppo
l’esistenza di esigenze personali non derogabili. Prima di pranzo,
comunque, facciamo una salutare passeggiatina al canyon con gli astrofili
rimasti, e poi non lesiniamo sulle foto di gruppo. Qualcuno parte subito,
altri decidono di restare a mangiare.
Sono momenti di malinconia che non risparmiano groppi alla gola. Dopo
l’ennesimo pranzo luculliano, alla fine si va. Salutiamo tutti,
ringraziandoli per l’impareggiabile compagnia e per le emozioni
vissute insieme e ci si dà appuntamento alla prossima volta, meglio
se… il prima possibile!!!
Devo dire che quest’anno il principale organizzatore del campo,
Paolo Berardi e i ragazzi del Gaspra sono stati grandi. Hanno organizzato
ogni cosa con efficienza e precisione, con tanto di cartellini individuali,
conferenze scientifiche di estremo interesse, visite guidate e programmi
dettagliati per ogni giorno del campo.
Il tempo è volato, ma i ricordi sono diventati, in tal modo, ancora
più preziosi e durevoli.
Un grazie
sentito a tutti gli amici abruzzesi, compresi quelli che qui non ho citato
e alle persone che mi hanno chiesto consigli o che semplicemente mi hanno
offerto la loro amicizia. L’astrofilia è anche questo!
Alla prossima!
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