Come affrontarlo
1. Chi si sta
occupando di I.L. in Italia
Il mondo scientifico
cominciò ad occuparsi di I.L. negli
anni ’50 e ‘60.
Da allora, si cominciò a studiare il fenomeno nei suoi effetti,
a mappare il territorio ed a misurare
la perdita delle magnitudini stellari
visibili.
E’ famoso lo
studio dei tre astronomi della specola
Vaticana Bertiau, De Graeve e Treanor
che trovarono un modello per determinare
la brillanza del cielo in funzione della
distanza dalle città; venne pubblicata,
a loro cura, la prima mappa dell’I.L.
in Italia.
Negli anni ’70
vengono emesse le prime ordinanze cittadine
in America contro l’I.L.
Ai primi anni ’80
prende posizione l’International
Astronomical Union e nasce l’IDA
(International Dark-sky Association),
la cui sezione italiana, presieduta dall’Avv.
Mario Di Sora è molto attiva nella
lotta all’I.L.
E’ ad opera di
P. Cinzano e dell’Istituto Veneto
di Scienze, Lettere ed Arti, il primo
libro sull’inquinamento luminoso
in Italia "inquinamento luminoso
e protezione del cielo notturno" (1997).
Nel 1989 l’Unione
Astrofili Italiani fonda la CNIL (Commissione
Nazionale Inquinamento Luminoso), rifondata
nel 1998, per dotarla di maggiore incisività, www.uai.it/com-lum.
Nel 2000 la CNIL pubblica
il "manuale per la lotta all’inquinamento
luminoso" di Carlo Rossi, avente
lo scopo di fornire un supporto tecnico
scientifico nella lotta all’I.L.:
contiene essenzialmente dati, informazioni,
tabelle, figure riguardanti i vari aspetti
dell’I.L. e sono forniti spunti
per approcciare ed affrontare il problema.
Alla fine del 1997
viene fondata l’Associazione Cielo
Buio – Coordinamento per la protezione
del cielo notturno (coordinatore Diego
Bonata). Nata inizialmente per supportare
l’approvazione della legge regionale
della Lombardia per "il risparmio
energetico e contro l’inquinamento
luminoso", è successivamente
assorta a punto di riferimento per gli
astrofili singoli e le associazioni che
vogliono impegnarsi nella lotta all’I.L.
Il cuore dell’Associazione è la mail-list di coordinamento, nella quale
avviene lo scambio di idee, informazioni
ed opinioni.
Il sito web di Cielo
Buio www.vialattea.net/cielobuio ha lo
scopo di presentare le attività
dell’Associazione, di permettere
ai non iscritti alla mail-list di entrare
a farne parte e soprattutto fare da contenitore
a cui attingere per materiale divulgativo,
normative, ordinanze, lettere tipo ecc.
Quale riconoscimento
per l’impegno nella salvaguardia
del cielo notturno, l’International
Astronomical Union ha approvato la proposta
del Gruppo Astrofili Brianza di assegnare
al pianetino 13777, scoperto il 25 ottobre
1998 presso l’Osservatorio di Sormano,
il nome Cielobuio.
Tra IDA Italia, CNIL-UAI
e Cielobuio è stato stipulato un
protocollo d’intesa in cui le tre
Associazioni si impegnano, pur conservando
ciascuna la propria autonomia, ad attuare
un’azione comune nella lotta all’I.L.
ed a favore del risparmio energetico.
2. Norme, Leggi e progetti
di Legge
L’emissione del
flusso luminoso e degli aspetti ad esso
connessi (I.L., risparmio energetico,
abbagliamento ottico) sono regolamentati
dalle seguenti Norme e Leggi:
a) Art. 23 del nuovo
Codice della Strada "Lungo le strade
o in vista di esse è vietato collocare
insegne, cartelli, manifesti, impianti
di pubblicità o propaganda, segni
orizzontali reclamistici, sorgenti luminose,
visibili dai veicoli transitanti sulle
strade che, per dimensione, forma, colore,
disegno e ubicazione, posso ingenerare
confusione con la segnaletica stradale,
ovvero possano rendere difficile la comprensione
o ridurne la visibilità o l'efficacia,
ovvero arrecare disturbo agli utenti della
strada o distrarne l'attenzione con conseguente
pericolo per la sicurezza della circolazione[...].
Sono altresì vietati i cartelli
e gli altri mezzi pubblicitari rifrangenti
nonché le sorgenti e le pubblicità
luminose che possono produrre abbagliamento
o distrazione [...]".
Questo articolo è
stato fondamentale molte volte ai fini
dell’emissione di ordinanze di spegnimento
di fari fissi o roteanti orientati verso
l’alto.
b) Articolo 884 del
Codice Civile "[1]Il proprietario
di un fondo non può impedire le
immissioni di fumo o di calore, le esalazioni,
i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni
derivanti dal fondo del vicino, se non
superano la normale tollerabilità [659 c.p.], avuto anche riguardo alla
condizione dei luoghi [674 c.p.].
[2] Nell’applicare
questa norma l’autorità giudiziaria
deve contemperare le esigenze della produzione
con le ragioni della proprietà.
Può tener conto della priorità
di un determinato uso".
In base a questo articolo
l’Osservatorio di Asiago è
riuscito a far spegnere il faro roteante
di una discoteca che ne disturbava l’attività.
c) Norme per l’attuazione
del piano energetico nazionale:
Legge Nazionale 09/01/1991 (provv. N°
10) – Norme per l’attuazione
del piano energetico Nazionale in materia
di uso razionale dell’energia, di
risparmio energetico e di sviluppo delle
fonti rinnovabili di energia.
Questa Legge dice che a livello nazionale
(Enti e privati) devono fare tutti gli
impianti, compresi quelli di illuminazione,
applicando iniziative volte a ridurre
il consumo specifico di energia, per il
miglioramento dell’efficienza energetica.
E’ evidente che
la maggior parte degli impianti di illuminazione
attuali che, emettono verso il cielo il
20¸ 25% del flusso luminoso, non
sono da considerarsi efficienti.
Gli articoli che più da vicino riguardano gli impianti di illuminazione
sono gli articoli. 1 e 8:
Legge Nazionale 09/01/1991 (provv. N°
9) – Norme per l’attuazione
del nuovo piano energetico Nazionale :
aspetti istituzionali, centrali idroelettriche
ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia,
autoproduzione e disposizioni fiscali.
d) Norme UNI in campo fotometrico ed illuminotecnico:
UNI 9316 –Impianti sportivi –
Illuminazione per riprese a colori – Prescrizioni.
UNI 10439 – Requisiti
illuminotecnici delle strade con traffico
motorizzato.
I valori soglia di luminanza delle strade,
previsti, sono troppo elevati.
UNI 10819 – Impianti di illuminazione
esterna – Requisiti per la luminanza
della dispersione del flusso diretto verso
il cielo.
Le percentuali di flusso luminoso consentito
nell’emisfero superiore sono maggiori
di quelle previste dalle varie Leggi Regionali
vigenti sull’I.L.
e) Leggi Regionali
contro l’IL.
Scopi fondamentali
delle Leggi Regionali sono essenzialmente
i seguenti:
- limitazione della
dispersione luminosa verso l’alto;
- utilizzo di apparecchiature
e lampade ad alta efficienza;
- creazione di figure
professionali specializzate abilitate
alla realizzazione dei progetti;
- adozione da parte
dei comuni di piani dell’illuminazione
.
Le Leggi attualmente
vigenti sono le seguenti:
Legge della Regione Veneto n° 22 del
22 giugno 1997 "Norme per la prevenzione
dell’inquinamento luminoso".
E’ stata la prima legge contro l’I.L.
in Italia.
Legge della Regione Lombardia n° 17
del 27/03/00 "misure urgenti in tema
di risparmio energetico ad uso di illuminazione
esterna e di lotta all’inquinamento
luminoso"
Elaborata dall’Associazione Cielobuio,
è ritenuta da molti tra le migliori
Leggi vigenti.
Legge della Regione Lazio n° 13 del
13/04/00 "Norme per la riduzione
e la prevenzione dell’inquinamento
luminoso".
Realizzata e curata dall’IDA Italia
e del suo presidente Avv. Mario Di Sora.
Legge della Regione Toscana n° 37
del 21/03/00 "Norme per la prevenzione
dell’inquinamento luminoso."
Elaborata dal coordinamento delle Associazioni
Astrofile della Toscana.
Legge della Regione Piemonte n° 31
del 24 marzo 2000 "Disposizioni per
la prevenzione e lotta all’inquinamento
luminoso e per il corretto impiego delle
risorse energetiche."
Elaborata dalle Associazioni astrofile
ed ambientaliste Piemontesi, è stata stravolta, in fase di approvazione,
negli obiettivi per cui era nata.
Legge della Regione Valle D’Aosta
n° 17 del 28 aprile 1998 "Norme
in materia di illuminazione esterna."
E’ stata la seconda
Legge italiana contro l’I.L..
Gli obiettivi effettivamente
contenuti non coincidono, forse con quelli
dichairati o sperati.
f) Leggi Nazionali
contro l’IL.
Non esiste una Legge
Nazionale.
Nella legislatura appena
conclusa sono state presentate delle proposte,
non approvate:
Proposta di Legge n° 751 del 19 giugno
1996 su iniziativa del senatore Diana
"misure urgenti in tema di risparmio
energetico ed uso di illuminazione esterna
e di lotta all’I.L.".
Proposta di Legge n°
3814 del 17 febbraio 1999 su iniziativa
dei Senatori Secchia, Cozzolino e Monteforte
"disposizioni in materia di lotta
all’I.L. e di risparmio energetico".
Proposta di Legge n° 4515 del 7 marzo 2000 su iniziativa del
Senatore Semenzato.
E’ un tentativo di unificare le
proposte precedentemente presentate.
g) Regolamenti Comunali
Esistono allo stato
attuale Regolamenti Comunali anti I.L.
per varie città, ad esempio Civitavecchia,
Frosinone , Firenze, Ladispoli.
Sono dei documenti
dettagliati, contenenti una serie di regole
e prescrizioni che amministratori ed appaltatori
devono rispettare.
3 Soluzioni tecniche anti
I.L.
Compatibilmente con
una pianificazione di tipo economico e
relativamente alle situazioni riscontrabili
sul territorio, i nuovi impianti dovrebbero
essere realizzati e quelli esistenti adattati,
nel rispetto di quanto è di seguito:
a) lampade
Utilizzare lampade
al sodio b.p. (luce arancione), in alternativa
o contemporaneamente lampade al sodio
a.p. (luce rosa-arancione) evitando ovunque
quelle ai vapori di mercurio (luce bianca)
e impiegando per il solo illuminamento
di impianti sportivi quelle agli alogenuri
(luce bianchissima).
b) apparecchi illuminanti
Globi e lanterne(collegamento
con il file sorgenti luminose artificiali – argomento globi luminosi)
Utilizzare apparecchi schermati superiormente,
oppure attenersi alle seguenti regole:
Ottica: deve essere
munita di controllore di flusso come ad
esempio un frangiluce o una parabola interna.
Il vetro di protezione deve essere trasparente
e non opaco o traslucido (fig. a)

Montaggio: nelle lanterne dovrebbe essere
preferita la versione con lampada protetta
da parabola o comunque con la lampada
disposta in alto e non in basso (fig.
b).
Lampioni stradali (vedi
figura)
Utilizzare esclusivamente
lampioni schermati (escludendo, perciò quelli a coppa), montati su pali dritti
(escludendo, quindi, pali curvi a semplice
o doppia pastorale). In ogni caso, attenersi
alle seguenti regole:

Ottica: laddove non è possibile
l’impiego delle cut-off con vetro
piatto o sostituire il vetro esistente
con uno piatto o ancora applicare uno
schermo, si può procedere alla
semplice rimozione del vetro del lampione.
Montaggio: inclinazione
a 0° (massimo a 5°) ed esclusivamente
su pali dritti.
Per i pali curvi esistenti
basta riportare il corpo che illumina
a valori di inclinazione almeno prossimi
a quelli indicati ove non fosse possibile
rispettarli esattamente.
Fari
Utilizzare esclusivamente
fari asimmetrici montati in modo tale
che l’asse ottico formi un angolo
non superiore a 30° rispetto alla
verticale.
Le torri-faro devono
sempre essere schermate verso l’alto.
Insegne luminose
Le insegne luminose
in genere devono essere sempre schermate
verso l’alto.
Per le insegne a giorno,
l’illuminazione deve avvenire mediante
fari posti in alto e con asse ottico orientato
verso il basso, mai con fari posti in
basso ed asse ottico orientato verso l’alto.
4 Compiti delle Associazioni
astrofile
E’ compito delle
singole associazioni astrofile, secondo
il parere dell’UAI e della CNIL,
svolgere le seguenti attività e
perseguire i seguenti obiettivi:
- conoscere e studiare
il problema I.L.;
- allacciare rapporti
con gli uffici tecnici comunali e con
gli Assessorati all’Ambiente ed
ai LLPP.;
- proporre l’approvazione
di un Regolamento Comunale "normalizzato"
o comunque l’inserimento di norme
anti I.L. nei regolamenti edilizi comunali;
- porre il problema
nelle scuole;
- inviare comunicati
stampa a TV locali e giornali;
- interfacciarsi con
Legambiente, WWF e Pronatura;
- giungere alla, eventuale,
elaborazione di una Proposta di Legge
Regionale, sentito il parere di CNIL,
IDA e CieloBuio.
5 Stima dell’I.L.
di un territorio
Primo passo per poter
intervenire nella lotta all’abbattimento
o al contenimento dell’I.L. sia
esso a livello cittadino, comunale o regionale
è il monitoraggio del territorio,
ovvero la stima del flusso luminoso disperso
e del rapporto medio di emissione R%,
definito come il rapporto fra il flusso
emesso verso l’alto ed il flusso
totale emesso dalle sorgenti.
In R% va compresa la
riflessione della luce da parte del suolo,
mediamente circa il 10% dell’emissione
totale.
R% è generalmente
compreso tra 20% e 30% (in questi valori
è già compresa anche la
riflessione al suolo).
Il flusso luminoso
disperso può essere stimato per
via diretta o per via indiretta.
Il flusso luminoso
disperso in una città si può
ricavare per via indiretta mediante il
"metodo della magnitudine";
per via diretta, invece, mediante il "metodo
del flusso luminoso disperso" che
permette di stimare anche il rapporto
medio di emissione R%.
Il "metodo della magnitudine" consiste nello stimare la magnitudine
stellare limite del sito che si vuole
controllare.
Il metodo si basa sulla
relazione esistente fra la perdita di
magnitudine stellare apparente (visibile
ad occhio nudo) e le grandezze fotometriche
brillanza e luminosità del cielo.
Ai valori di magnitudine
rilevati corrispondono dei valori di brillanza
e luminosità teorici del cielo
(forniti ad esempio nel libro di P.Cinzano
"inquinamento luminoso e protezione
del cielo notturno").
In sostanza si suddivide
il territorio che si vuole mappare in
zone omogenee e di ciascuna si valuta
la magnitudine stellare apparente e quindi
la luminosità.
Una volta nota la luminosità
e nota l’area della zona, si può calcolare il flusso disperso relativo
alla medesima.
La somma dei valori
dei flussi dispersi relativi alle singole
zone dà il valore di quello relativo
all’intero territorio o città indagati.
Limiti del metodo:
a) è legato
alla magnitudine media visibile in zone
che per forza di cose debbono essere ritenute
omogenee; in realtà, invece, le
misurazioni sono influenzate dalla vicinanza
o meno di fonti luminose e dall’intensità delle medesime;
b) la luminosità
del cielo è un fatto soggettivo
e pertanto la sua rilevazione avviene
con una certa tolleranza.
Inoltre, la luminosità
misurata non è una misura della
luce "emessa", bensì di quella riflessa dal cielo.
Il calcolo può
condurre ad errori elevati (anche 200-300%);
il modo per avere bassa % di errore consiste,
ovviamente, nel monitorare con maggior
attenzione e dettaglio le zone dove maggiori
sono le perdite di magnitudini: essendo
più grandi i valori di luminosità,
è in queste zone che si ha il contributo
maggiore al flusso luminoso disperso totale.
Il "metodo del flusso luminoso disperso"
è basato sulle caratteristiche
tecniche delle sorgenti emittenti. Esso
permette di determinare sia il flusso
luminoso emesso dalla città ed
il flusso disperso, sia il rapporto medio
di emissione (R%).
Consiste nel mappare
interamente il territorio in alameno l’80%
dei punti luce. In ciascuno di essi va
rilevato: n° di lampade, tipo di lampade,
conformazione del corpo illuminante, inclinazione
del corpo illuminante, potenza delle lampade,
efficienza luminosa, flusso luminoso emesso
dalle medesime, ecc.
Il metodo del flusso
luminoso disperso, se applicato con oculatezza
porta ad un errore massimo di ±
10%; tale errore è dovuto alle
incertezze nel rilevamento dei punti luce,
nell’inclinazione delle sorgenti
emittenti, nella potenza ed efficienza
luminosa, nella perdita di flusso dovuto
all’invecchiamento delle lampade.
Tra i due metodi descritti,
quello del "flusso luminoso disperso"
è certamente più oggettivo
e conduce a risultati maggiormente attendibili;
d’altra parte, però, la sua
applicazione presuppone un impegno elevato
(e difficile), sia nel reperimento dei
dati tecnici riguardanti le lampade e
gli apparecchi illuminanti, si nel censimento
dei medesimi.
Il "metodo della
magnitudine", pur avendo le limitazioni
prima dette, è certamente di più
semplice applicazione; se applicato, poi,
con cura e scrupolosità può
condurre a delle stime del flusso disperso
verso l’alto comunque rappresentativo
in modo significativo della realtà.
6 Conclusioni
a) grazie al grande
lavoro svolto dalle Associazioni IDA Italia,
CNIL-UAI, Cielobuio e da varie Associazioni
astrofile, la società "civile"
sta lentamente prendendo coscienza del
fatto che esiste un problema inquinamento
luminoso; non è raro, negli ultimi
tempi, ritrovare articoli su giornali
e riviste o servizi televisivi in cui
si fa cenno all’I.L.
b) Sono già state approvate numerose Leggi Regionali
e regolamenti Comunali.
c) Sfogliando nuovi
cataloghi dei produttori di apparecchi
illuminanti o visitando le fiere del settore è possibile vedere una grande varietà di apparecchi che rispettano le Norme
anti I.L.
Se da un lato, dunque,
non mancano segnali incoraggianti, dall’altro
occorre tener conto di alcuni fattori
che lo sono sicuramente meno:
1) non esiste ancora
una Legge Nazionale Italiana anti I.L.
2) Esistono, come detto,
diverse Leggi Regionali, però,
la maggior parte delle Regioni ne è ancora sprovvista; anche laddove esistono,
le Leggi, vengono applicate poco e male,
in assenza di un massiccio controllo.
3) Gli interessi economici
(e di conseguenza le figure tecniche ed
imprenditoriali) legati ad "illuminazione
selvaggia" sono tanti e tali che
non sarà semplice far divenire
l’I.L. un problema di tutti, come
è, invece, giusto che sia.
4) Molti produttori
di apparecchi illuminanti si sono avviati
sulla strada della produzione anti I.L.,
ma lo hanno fatto solo per questioni di
mercato e perché, probabilmente,
prevedono che saranno questi gli apparecchi
del futuro. E’ evidente, quindi,
che dietro a tale scelta ci sono esclusivamente
ragioni economiche e non certo scientifiche
o etiche e pertanto non avrebbero difficoltà,
se dovesse cambiare la "moda",
a "ritirare fuori" apparecchi
altamente inquinanti.
Detto ciò, non
rimane altro da fare ad ognuno che scendere
in campo e dare il proprio contributo
in questa battaglia che si può e si deve vincere.
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Gruppo Astrofili Pescaresi Gaspra
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