Aspetti generali
e grandezze fotometriche
Premesse
L’illuminotecnica
è la parte della Fisica Tecnica
che studia i problemi di illuminazione
sia naturale che artificiale al fine di
assicurare condizioni di benessere ambientale
e di comfort visivo per l’uomo.
Parte integrante dell’illuminotecnica
è la fotometria che si occupa della
misura della quantità di energia
raggiante emessa da una sorgente, o ricevuta
da una superficie, in relazione alle sensazioni
prodotte nell’uomo, attraverso l’occhio.
La visione
Un corpo eccitato emette
radiazioni elettromagnetiche e quindi
energia; le radiazioni emesse con lunghezza
d’onda l compresa tra 380 nm e 780
nm producono sensazione visiva e rappresentano
la cosiddetta energia visibile.

Ai valori di l suddetti
corrispondono rispettivamente il colore
violetto cupo (380 nm) e rosso (780 nm).
Nel campo intermedio si collocano le lunghezze
d’onda corrispondenti alla percezione
dei colori elementari, dalla cui miscela
nasce tutta la gamma dei colori possibili.
Figura 1 – Fattore
di visibilità k in funzione di
l (A - visione diurna; B - visione notturna).
L’occhio percepisce
meglio i colori intermedi; così,
ad esempio, per ottenere la stessa impressione
visiva, occorre convogliare sull’occhio
molta più energia nell’unità di tempo con luce violetta o rossa, che
con luce gialla.
Il massimo della sensazione
visiva diurna, si ha per una radiazione
monocromatica avente l=555 nm (colore
giallo-verdastro). Quando l’intensità
della radiazione diventa particolarmente
debole, il massimo della sensibilità
si ha, invece, per una lunghezza d’onda
l=507 nm (colore azzurro-verdastro: la
visione in questo caso è detta
notturna o scotopica, in alternativa a
quella diurna o fotopica) - Ecco perché,
le guide ottiche impiegate per motivi
di sicurezza negli ospedali ed aeroporti
sono realizzate con lampade di tale colore.
La sensibilità
visiva, al variare di l, è espressa
mediante il fattore di visibilità k(l).
Grandezze fotometriche
Le grandezze fotometriche
hanno lo scopo di fornire una valutazione
oggettiva della "sensazione di luminosità".
Le principali tra di esse sono:
a) il flusso luminoso
e l’intensità luminosa (caratteristiche
delle sorgenti)
b) l’illuminamento
(rappresentativo dell’effetto prodotto
dalle sorgenti su una generica superficie)
c) la radianza e la
luminanza (rappresentative sia delle sorgenti
che dei corpi illuminati, considerati
a loro volta quali sorgenti secondarie).
Il flusso luminoso (F)
Il flusso luminoso
misura l’intensità della
sensazione luminosa; per radiazioni monocromatiche
si ha:
Fv=k(l)´ P(l)
in cui P(l) è la potenza raggiante
relativa alla lunghezza d’onda l;
k(l) è il fattore di visibilità
relativo alla stessa lunghezza d’onda
l e definito al § 2.2.
Per radiazioni policromatiche
il flusso luminoso è la somma dei
flussi luminosi relativi alle singole
lunghezze d’onda.
L’unità
di misura del flusso luminoso è il lumen (lm).
L’intensità luminosa (I)
L’intensità
luminosa esprime il flusso luminoso emesso
da una sorgente puntiforme nell’angolo
solido elementare dw attorno ad una data
direzione r:
I=dF/dw.
(dw è l’angolo
solido al vertice del cono e dF è il flusso luminoso nella direzione r).
L’unità
di misura dell’intensità
luminosa è la candela (cd).
La candela è
definita come l’intensità
luminosa emessa in una data direzione
da una sorgente che emette con lunghezza
d’onda l=555 nm e con intensità
energetica in quella direzione di 1/683
W/sterad (essendo lo sterad l’unità
di misura dell’angolo solido).
L’intensità
luminosa di una sorgente nelle diverse
direzioni consente di costruire il solido
fotometrico che è la superficie
delimitata dagli estremi dei segmenti
aventi origine nella sorgente e rappresentativi
dell’intensità luminosa in
ciascuna direzione.
Viceversa, se di una
sorgente artificiale è noto il
solido fotometrico si può risalire
al valore dell’intensità luminosa nelle varie direzioni.
L’illuminamento (E)
L’illuminamento
in un dato punto di una superficie, è
definito come il rapporto tra il flusso
incidente sulla superficie elementare
nell’intorno del punto considerato
e la superficie elementare stessa:
E=dF/dA
L’unità
di misura dell’illuminamento è
il lux (lx), pari all’illuminamento
di una superficie di 1 m2 ricevente un
flusso luminoso di 1 lumen uniformemente
ripartito.
Valori tipici di illuminamento
che si riscontrano in Natura sono i seguenti:
0.01 lux in una notte senza luna; 20.000
lux in una giornata con cielo coperto;
100.000 lux in una giornata estiva di
sole.
La radianza (M)
La radianza M di un
punto di una superficie è il rapporto
tra il flusso luminoso emesso da un elemento
di superficie attorno a quel punto e l’area
dell’elemento stesso:
M=dF/dA
L’unità
di misura della radianza è il lux
su bianco (lux s.b.) pari a 1 lm/m2.
Questa unità
di misura nasce dal fatto che la radianza
può essere espressa come M=r´
E (essendo r il coefficiente di riflessione
della superficie ed E l’illuminamento)
e se r=1 (superficie perfettamente riflettente:
bianca) si ha M=E.
La luminanza (L)
La luminanza in un
dato punto di una superficie ed in una
determinata direzione è definita
come il rapporto tra l’intensità luminosa (emessa in quella direzione)
e la superficie emittente proiettata su
un piano perpendicolare alla direzione
stessa:
L=dI/dAn
L’unità
di misura della luminanza è il
nit (1 nit=1 candela/m2).
Spesso si utilizza
ancora lo stilb (cd/cm2).
A titolo d’esempio,
si ha:
- per lampade ad incandescenza
chiare L=2¸ 7´ 102 cd/cm2
- per lampade ad incandescenza
smerigliate L=5¸ 50 cd/cm2
- per lampade fluorescenti
L=0.5¸ 2 cd/cm2
La differenza tra il
valore della luminanza riferito ad un
oggetto e la luminanza media del campo
visivo esterno si chiama fattore di contrasto
c.
< Torna all'indice degli argomenti
--------------------------------------------------------------------------------
Gruppo Astrofili Pescaresi Gaspra
|