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Die Magier von Salador
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Computerizzazione Takahashi
Il Computer Palomar AD 2000
Il collegamento dei motori
Considerazione finali
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Computerizzazione della montatura Takahashi EM 10 B

L’astrofilia di questo terzo millennio è anch'essa permeata del fenomeno ormai dilagante che lo caratterizza; la rivoluzione informatica che è presente un po’ in ogni settore dove può spaziare la tecnologia, ritenuta quest’ultima da molti unica ancora di salvezza dai problemi che affliggono il nostro tempo.
L’elettronica è sempre stata un elemento fondamentale delle montature dei telescopi ed il suo progredire è stato ed è tuttora in una fase più avanzata di quella dell’ottica strumentale destinata agli astrofili. Attualmente molti modelli di piccoli telescopi in commercio sono come si dice in gergo “computerizzati” cioè, in pratica, sono gestiti e/o assistiti nel puntamento degli astri da un piccolo controllore costituito da una CPU che elabora un software residente perennemente in una memoria e destinato a calcolare il valore dello spostamento angolare della posizione degli assi della montatura necessario per puntare una definita direzione sul cielo .
La computerizzazione delle montature dei telescopi si è sviluppata su due fronti; con essa è cioè possibile ottenere il puntamento attivo o passivo degli oggetti celesti. Il primo sta da qualche tempo diffondendosi in misura maggiore del secondo e si differenzia da questo per il fatto che agisce direttamente sui motori del telescopio puntando direttamente gli oggetti ad una certa velocità il più delle volte programmabile dall’utilizzatore. Il puntamento passivo invece consiste più semplicemente in una coppia di “cerchi graduati digitali” costituiti da due encoder applicati sugli assi di AR e DEC che permettono di leggere le coordinate sul display della centralina di controllo quando si sposta manualmente il telescopio. Entrambi i sistemi abbisognano di una taratura preventiva sul cielo per funzionare correttamente.
Erano i primi anni ottanta quando la Vixen lanciò sul mercato il primo sistema di puntamento attivo per piccoli telescopi; lo “Skysensor” (versioni S e D) applicabile alla montature Super Polaris e che consentivano una velocità di puntamento modesta di 32 volte quella siderale dovuta alle considerevoli limitazioni dei motorini passo passo forniti per la montatura ( motori a 48 step giro con una riduzione meccanica ad ingranaggi piani di circa 250 volte).
Di pari passo la Celestron costruì il “Compustar” per i suoi schmidt cassegrain a forcella e qualche anno dopo anche la Meade sfornò gli ambiti telescopi serie LX 200 sia a forcella sia in versione alla tedesca con le montature LXD 600 e 700 poi sostituite con le 650 e 750. Successivamente molte altre famose case costruttrici si sono adeguati ai tempi come la Astrophysics, la Sbig e, recentemente, la Losmandy. Da “voci di mercato” anche la Takahashi si sta preparando al grande passo; attualmente essa è computerizzabile solo con degli encoder o, con un lavoro di adattamento, con lo Skysensor 2000 della Vixen. Evidentemente la computerizzazione dei telescopi amatoriali per i costruttori rappresenta un passo obbligato nel percorso della tecnologia informatica (ed elettronica).