| Sorgenti luminose
artificiali
Una
sorgente di luce artificiale è generalmente costituita da 2 parti:
a) la lampada;
b) l’apparecchio
illuminante.
La lampada è
preposta alla conversione di energia elettrica
in flusso luminoso; l’apparecchio
illuminante ha la funzione di distribuire
tale flusso in modo opportuno e di proteggere
la lampada stessa.
1 Lampade
1.1 Classificazione
e caratteristiche
Le lampade attualmente
in commercio appartengono a 2 grandi famiglie,
distinte dal diverso principio fisico
su cui si basa la produzione di radiazioni
luminose:
1) ad incandescenza;
2) a scarica di gas.
Nelle lampade ad incandescenza
il filamento metallico presente è
portato ad altissima temperatura (2000¸
3000 °C) per effetto Joule e questo
determina l’emissione di energia
luminosa.
Nelle lampade a scarica
di gas l’emissione di luce è
prodotta dall’eccitazione degli
atomi di uno o più gas presenti
all’interno di un tubo.
In pratica, le lampade
ad incandescenza emettono per temperatura
(la luce è parte della trasformazione
di energia elettrica in calore), le lampade
a scarica di gas emettono per luminescenza
(la luce è l’effetto della
conversione diretta di energia elettrica
in energia luminosa).
****
Parametri caratteristici
di una lampada sono:
- flusso luminoso
esprime la quantità
di luce erogata per unità di tempo.
E’ espresso in lumen.
- efficienza luminosa
(o efficienza specifica)
è una misura
della resa energetica della lampada; in
pratica misura il costo della trasformazione
della potenza elettrica in potenza luminosa.
E’ espressa in lumen/watt.
- tempo di accensione
e di riaccensione
- durata di vita
è un temine
utilizzato per quantificare la durata
di una lampada. Si può fare riferimento
a:
vita media - è il n° di ore
di funzionamento dopo il quale il 50%
di un certo lotto di lampade (se sottoposte
a prova), cessa di funzionare.
vita economica - è il n° di
ore dopo il quale il livello di illuminamento
è diminuito del 30%.
curva di decadimento - è la rappresentazione
grafica dell’andamento del flusso
di emissione, espresso in % del flusso
iniziale, al variare delle ore di funzionamento.
- resa cromatica
è l’attitudine
di una sorgente luminosa a rendere i colori
degli oggetti illuminati senza alterazioni;
si esprime con un numero, variabile da
0 a 100, detto indice di resa cromatica
Ra.
- temperatura di colore
è la temperatura
in Kelvin a cui occorre portare il corpo
nero affinchè emetta una luce uguale
a quella emessa dalla sorgente in esame.
1.2 Lampade ad incandescenza
Le lampade ad incandescenza
possono essere:
- normali;
- alogene.

Le lampade ad incandescenza normali sono
in disuso negli impianti di illuminazione
esterna a causa della durata di vita limitata,
della scarsa efficienza luminosa e della
notevole sensibilità alle variazioni
di tensione.
Le lampade alogene trovano impiego, principalmente,
nell’illuminazione di monumenti
nei centri storici.
Pregi delle lampade
ad incandescenza:
- accensione istantanea
- tonalità di
luce calda
- andata a regime immediata.
Difetti delle lampade
ad incandescenza:
- scarsa efficienza
luminosa (max 20¸ 25 lm/w)
- estrema delicatezza
- ridotta durata di
vita (max 2000 ore).
1.3 Lampade a scarica
di gas
Le lampade a scarica
di gas sono costituite da un contenitore,
generalmente di vetro o di quarzo, nel
quale si trova un aeriforme (vapori di
mercurio o di sodio, gas rari, ecc.) ad
opportuna pressione e 2 elettrodi che
collegati ad una sorgente di tensione
continua fanno sì che si inneschi
e prosegua il fenomeno fisico responsabile
della produzione della luce (che consiste
essenzialmente nel movimento degli elettroni
liberi presenti nella massa di gas all’interno
del contenitore e conseguente ionizzazione
di atomi di gas con produzione quindi
di energia luminosa).
La tensione necessaria
ad avviare il fenomeno è detta
tensione d’accensione (o di innesco);
la tensione necessaria per il mantenimento,
più bassa di quella d’innesco,
è detta tensione d’arco (o
tensione di regime).
Le lampade a scarica
di gas possono essere a bassa pressione
(b.p.) o ad alta pressione (a.p).
Gli aeriformi utilizzati
di base per la scarica delle moderne lampade
sono vapori metallici ed in particolare
di sodio e mercurio.
Lampade al sodio a bassa pressione
Hanno la più
elevata efficienza luminosa (fino a 200
lm/w). Hanno l’inconveniente di
emettere una luce monocromatica di colore
arancione (589¸ 589.6 nm).
Queste sorgenti si
utilizzano nei casi in cui la resa cromatica è meno importante ed è più
importante l’acuità visiva
- infatti, per bassi valori di illuminamento,
la pupilla è costretta ad allargarsi
molto ed in presenza di luce policromatica
si hanno disturbi nella visione distinta;
nel caso di luce monocromatica, i disturbi
sono assai ridotti e sulla retina si forma
un’immagine più definita
nei contorni.
Per questo motivo tali
lampade sono impiegate nell’illuminazione
di strade e gallerie.

Pregi delle lampade al sodio a bassa pressione:
- elevata efficienza
luminosa (200 lm/w)
- lunga durata
- maggior penetrazione
del flusso luminoso nella nebbia.
Difetti delle lampade
al sodio a bassa pressione:
- andata a regime 12¸ 15 min
- dimensioni notevoli
- posizioni di funzionamento
limitate (solo prossime all’orizzontale)
- costo elevato.
Lampade ai vapori di mercurio a bassa
pressione
Le lampade ai vapori
di mercurio a bassa pressione, dette anche
fluorescenti hanno elevati valori di indici
di resa cromatica (fino a Ra=85¸ 95).
Emettono su tutto lo
spettro visibile (400¸ 650 nm: dal
violetto all’arancione).
Hanno vita media di
circa 10.000 ore.
L’efficienza
luminosa può arrivare a 90 lm/w.
L’esecuzione
più comune è quella costituita
da un tubo rettilineo o piegato ad U o
a cerchio.
Sono ora nate anche
lampade fluorescenti di piccole dimensioni,
concorrenti delle lampade ad incandescenza.
Rispetto a queste, hanno efficienza più
elevata (50¸ 85 lm/W) e vita media
più lunga (6000 ore).

Pregi delle lampade
ai vapori di mercurio a bassa pressione:
- buona efficienza
luminosa
- piccole dimensioni
- elevata affidabilità
- lunga durata
- funzionamento in
qualsiasi posizione
- costo contenuto.
Difetti delle lampade
ai vapori di mercurio a bassa pressione:
- andata a regime 4¸ 5 min
- sovracorrente all’atto
dell’accensione
- difficoltà
di smaltimento (il mercurio è un
rifiuto speciale).
Lampade al sodio ad alta pressione
Nate per contrastare
il problema del basso valore dell’indice
di resa cromatica Ra tipico delle lampade
al sodio a bassa pressione. L’uso
ancora del sodio come aeriforme è
dettata dall’esigenza di avere elevati
valori di efficienza luminosa (superiore
a quella delle lampade al mercurio o agli
alogenuri).
Sono molto impiegate
nell’illuminazione di strade urbane,
centri storici, monumenti, piazze ed anche
interni industriali.
Sono prodotte in forma
tubolare o anche di ampolla, con potenze
che possono variare da 70 a 1000 w.
Emettono con lunghezze
d’onda comprese tra 550 e 750 nm.La
volontà di ottenere una luce qualitativamente
simile a quelle delle normali lampade
ad incandescenza ha portato ad utilizzare
lampade con sodio a pressioni sempre maggiori
(fino a 95 kpa) con corrispondente indice
di resa cromatica Ra=80, con conseguente
diminuzione, però, dell’efficienza
luminosa (43 lm/w).

La loro vita media è 5000 ore.
Pregi delle lampade al sodio ad alta pressione:
- elevata efficienza
luminosa
- lunga durata
- accettabile resa
dei colori
- ridotte dimensioni
- funzionamento in
qualsiasi posizione.
Difetti delle lampade
al sodio ad alta pressione:
- durata ridotta dalle
variazioni di tensione
- andata a regime 5¸ 6 min
- sovracorrente all’atto
dell’accensione
- costo elevato rispetto
alle lampade a vapori di mercurio con
bulbo fluorescente.
Lampade ai vapori di mercurio ad alta
pressione
Sono caratterizzate
da bassa efficienza luminosa (35¸ 50 lm/w) e da basso indice di resa cromatica.
Per tali motivi sono
scarsamente utilizzate.
Lampade agli alogenuri
Contengono al loro
interno oltre a vapori di mercurio anche
alogenuri di sodio, di tallio, di iodio.
Rispetto alle lampade
a vapori di mercurio hanno una resa cromatica
ancora maggiore e sono quindi oggi in
grado di coprire lo stesso campo di utilizzazione
delle lampade fluorescenti convenzionali
e delle lampade incandescenti ad alogeni.
Le versioni esistenti
in commercio hanno un’ampolla tubolare
chiara o fluorescente.
Per l’elevata
resa del colore sono utilizzate soprattutto
nell’illuminazione di campi sportivi,
aree commerciali, monumenti, grandi superfici
dove la resa dei colori è importante.

Ultimamente, tuttavia, sono state anche
prodotte piccole lampade ad alogenuri
aventi potenze ridotte (70 w con flussi
di 5000 lm, mentre prima la potenza minima
era 250 w), paragonabili a lampade incandescenti
ad alogeni di 300 w, perciò, con
notevole risparmio energetico.
Pregi delle lampade agli alogenuri:
- ottima resa cromatica
- elevata efficienza
luminosa.
Difetti delle lampade
agli alogenuri:
- durata ridotta (circa
la metà) rispetto a quelle ai vapori
di mercurio
- posizioni di funzionamento
limitate (solo prossime all’orizzonte)
- costo elevato
- tempo di riaccensione
a caldo elevato (10¸ 15 min.).
Lampade ad induzione (o elettroniche)
Presentate dalla Philips
nel 1990 saranno probabilmente le lampade
del futuro.
Sono basate, ancora,
sulla scarica di gas, però, la
ionizzazione avviene senza la presenza
di elettrodi ma grazie ad un circuito
alimentato da un generatore elettronico
ad alta frequanza (2.65 MHz).
Al loro interno è contenuta una miscela di mercurio e gas
raro.
Hanno periodi di funzionamento
dell’ordine di 60.000 ore.
Pregi delle lampade
ad induzione:
- accensione rapida
- possibilità di regolazione del flusso luminoso
- eliminazione del
fenomeno di "sfarfallamento" della luce
- eliminazione di qualsiasi
disturbo e eventuale indipendenza dalla
rete di distribuzione
- durata elevatissima
(10 volte circa le altre lampade).
Difetti delle lampade
ad induzione:
- costo elevato
- efficienza luminosa
non elevata (64 lm/w).
1.4 Conclusioni
La qualità della
luce emessa (indice di resa cromatica)
è massima per le lampade agli alogenuri
(luce bianchissima), diminuisce man mano
per le lampade al mercurio b.p. (luce
bianca), lampade al sodio a.p. (rosa-arancione),
lampade al sodio b.p. (arancione).
Di contro, l’efficienza
luminosa più elevata si ha per
le lampade al sodio b.p.: può essere
anche tripla rispetto a quella delle lampade
al mercurio, più che doppia di
quelle agli alogenuri ed una volta e mezza
rispetto a quelle al sodio a.p. (questo
vuol dire, ovviamente, a parità
di flusso luminoso emesso, un dispendio
energetico pari ad 1/3, alla metà
e così via).
Le lampade al sodio,
inoltre, a differenza di quelle al mercurio,
con l’invecchiamento riducono di
poco l’efficienza luminosa.
Per quanto riguarda
la durata di vita quelle al sodio b.p.
e quelle ai vapori di mercurio sono comparabili;
leggermente più bassa per quelle
al sodio a.p.; circa la metà per
quelle agli alogenuri.
Quelle ad induzione,
invece, hanno durata 6¸ 7 volte
maggiore di quelle al sodio b.p. o al
mercurio.
Per quanto riguarda
il costo d’acquisto, le più economiche sono quelle al mercurio, seguite
da quelle al sodio b.p. e al sodio a.p..
Tuttavia, il minor
costo delle lampade al mercurio è,
poi, compensato dai costi aggiuntivi di
raccolta, trasporto e smaltimento a discarica
controllata (trattandosi di un rifiuto
speciale).
Maggiori, invece, i
costi che riguardano le lampade agli alogenuri
e decisamente maggiori quelli delle lampade
ad induzione.
2 Apparecchi illuminanti
2.1 Descrizione e caratteristiche
illuminotecniche
Gli apparecchi illuminanti
costituiscono l’involucro che contiene
la sorgente luminosa ed hanno 2 funzioni
essenziali:
a) indirizzare in modo
opportuno il flusso emesso dalle sorgenti
luminose:
si ottiene realizzando
l’apparecchio con opportune forme
geometriche e sfruttando adeguatamente
le proprietà ottiche di riflessione,
rifrazione e diffusione possedute dai
materiali costituenti.
b) proteggere le sorgenti
luminose dagli agenti esterni (polvere,
acqua, ecc.)
****
Gli apparecchi illuminanti
sono costituiti fondamentalmente da 3
parti: la carenatura, il gruppo elettrico
ed il gruppo ottico.
La carenatura, in metallo
o materiale plastico, ha la funzione di
proteggere le lampade dagli agenti atmosferici
e dalla polvere. Il grado di protezione è espresso mediante un indice (IP)
costituito da 2 numeri indicativi, rispettivamente,
dalla tenuta alle infiltrazioni di polvere
(da 0 a 6) e a quelle dell’acqua
da (da 0 a 8).
Il gruppo elettrico è la parte funzionale dell’apparecchiatura.
E’ formato dalla lampada, dal portalampada,
dagli eventuali ausiliari di alimentazione
(reattore, accenditore), dal condensatore
di rifasamento, dal fusibile e dalla morsettiera.
Gli apparecchi per
illuminazione stradale sono anche dotati
di dispositivo che permette di regolare
in maniera semplice e rapida la posizione
delle lampade, in funzione della potenza
e delle dimensioni.
Il gruppo ottico ha
la funzione di indirizzare il flusso luminoso
emesso dalla lampada sulla superficie
da illuminare. Fanno parte del gruppo
ottico il riflettore e il rifrattore-diffusore
o la coppa di chiusura.
Dalla qualità del gruppo ottico
dipende il rendimento luminoso dell’apparecchio
di illuminazione.
In funzione della destinazione,
gli apparecchi di illuminazione per esterni
si possono suddividere in:
- apparecchi per l’illuminazione
di strade (armature):
vengono realizzati
per montaggio a testa palo, su braccio
a palo, su braccio a muro, diretto a parete;
possono essere di tipo aperto o chiuso.
Hanno curve fotometriche asimmetriche.

- apparecchi per l’illuminazione
di aree pedonali, zone residenziali e
giardini (lampioni):

sono installati su paletti o colonnine
ed hanno curve fotometriche simmetriche.
Il gruppo ottico è composto solitamente
da un riflettore associato ad un rifrattore,
o ad un diffusore.
- apparecchi per l’illuminazione
di grandi aree, impianti sportivi, monumenti,
strutture (proiettori).

Le caratteristiche
illuminotecniche generalmente fornite
dai produttori sono le seguenti:
- curva fotometrica;
- diagramma isolux;
- rendimento luminoso.
Curva fotometrica
Rappresenta il diagramma
polare dell’intensità luminosa
(cd) al variare della direzione, su un
determinato piano. A titolo d’esempio,
per gli apparecchi d’illuminazione
stradale, avendo questi distribuzione
luminosa asimmetrica, si fa riferimento
alle curve fotometriche sul piano verticale
parallelo alla strada, su quello ortogonale
alla stessa e sul piano dove si ha l’intensità luminosa massima).
Diagramma isolux
La curva che unisce
i punti del piano orizzontale con un medesimo
illuminamento è detta curva isolux.
Il diagramma isolux
di un apparecchio di illuminazione è
costituito dall’insieme di curve
isolux relative a quell’apparecchio,
supposto installato ad una data altezza,
con un certo angolo a sul piano orizzontale
e con un flusso luminoso F.
Mediante dei fattori
correttivi, che tengono conto dell’altezza
di installazione effettiva e del flusso
luminoso effettivo, si può poi
ricavare il diagramma isolux reale della
specifica applicazione che si sta considerando.
Con i diagrammi isolux
si può calcolare l’illuminamento
di un punto considerando l’apporto
di centri luminosi adiacenti.
Questo si ottiene sovrapponendo
le curve isolux e sommando i valori di
illuminamento nel punto.
Rendimento luminoso
E’ il rapporto
tra il flusso luminoso (lm) reso dall’apparecchio
ed il flusso luminoso (lm) emesso dalla
lampada.

2.2 Apparecchi illuminanti
di maggior impiego
a) globi luminosi

Quelli classici hanno la curva fotometrica
tipica riportata in figura. Una percentuale
molto alta (fino al 40¸ 50 %) del
flusso totale emesso è diretto
verso l’alto; a 0°, inoltre,
in prossimità del palo di sostegno
l’intensità luminosa è pari a 0.
 
Esistono in commercio
dei globi schermati, ad esempio con cupola
superiore in rame.
La curva fotometrica è quella di figura. Come si può
osservare è scomparsa (rispetto
a quella classica) la % di flusso diretto
verso l’alto e la zona a 0°
è illuminata.
A parità di
condizioni di illuminamento, rispetto
al tipo classico si può utilizzare
una lampada con potenza ridotta del 30¸ 40 % (e conseguente analogo risparmio
energetico).
b) apparecchi per illuminazione
stradale (armature)


La versione classica e maggiormente utilizzata
di armatura (dette anche volgarmente "lampioni
stradali") è riportata in
figura.

E’ costituita
da una coppa in vetro o policarbonato
che diffonde la luce. Il pronunciamento
della coppa rispetto al telaio, unito
all’inclinazione del lampione, generalmente
presente, rispetto al piano orizzontale,
provocano una dispersione del flusso luminoso
verso l’alto che può raggiungere
il 10¸ 15% del totale.

In luogo del lampione
classico, si può utilizzare un
lampione schermato (cut-off) che ha l’ottica
incassata ed è montato generalmente
con inclinazione piccola o nulla rispetto
all’orizzontale. In questa maniera,
si può arrivare ad avere dispersioni
del flusso luminoso verso l’alto
inferiori all’1%.
La curva fotometrica
di un lampione schermato è riportata
in figura.
Come si può
osservare, rispetto a quello a coppa,
si ha una distribuzione decisamente più uniforme del flusso luminoso nella direzione
parallela alla strada (curva tratteggiata).
In definitiva, si può
affermare, che l’impiego di lampioni
schermati, oltre a ridurre il rischio
di abbagliamento e di inquinamento luminoso,
consente anche un buon risparmio energetico.
c) proiettori o fari
Esempi tipici di faro
simmetrico e faro asimmetrico sono riportati
in figura




Di seguito sono, invece, riportate le
relative curve fotometriche: come si può
osservare, per il faro asimmetrico si
può "tagliare" il fascio
luminoso da un lato e quindi dirigere
esclusivamente verso la zona da illuminare.
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