L'autocostruzione di una montatura equatoriale
Per strumenti di media apertura
Tra gli astrofili, non tutti sostengono la convenienza nell’autocostruzione del proprio strumento per l’osservazione e lo studio del "cielo", poiché è ritenuta troppo dispendiosa sia in termini di tempo che di costo.
Sull’argomento dell’autocostruzione vi sono innanzi tutto da fare alcune considerazioni che si pongono come le premesse sulle quali si fondano le motivazioni di tutti gli astrofili autocostruttori.
Non penso che possa essere contestato chi decide di possedere uno strumento personalizzato, diverso da ogni altro esistente almeno nei particolari costruttivi, che sono poi quelli che conferiscono maggior valore e prestigio allo stesso, se ben realizzati e distribuiti con criterio.
Quante volte c’è capitato di apprezzare una caratteristica strutturale o un accessorio di tutto uno strumento che, tuttavia, era carente di particolarità la quale era prevista in un altro! Classici esempi potrebbero essere le dimensioni cerchi di puntamento o della ruota elicoidale di trascinamento; la presenza del cannocchiale polare; la robustezza di un particolare costruttivo; il grado di finezza dei movimenti micrometrici.
C’è inoltre, e non ultima, la non lieve soddisfazione, a lavoro ultimato, di essere riusciti a raggiungere con successo il risultato prefissato, superando tutte le difficoltà incontrate durante il corso della lavorazione.
Naturalmente, tale ragionamento è soggettivo e la scelta di iniziare i lavori dipenderà in massima parte dal carattere e dalla mentalità dell’astrofilo; in altre parole, dal suo modo di vedere tutto il problema e anche dalla personale propensione al "fai da te".
Il presente articolo vuole essere un modesto contributo, sia per quegli astrofili che hanno sempre meditato di intraprendere l’autocostruzione del proprio strumento ma che si sono poi trovati in difficoltà nel corso della realizzazione pratica, sia, e in particolare, per quelli che, intrapresi i lavori, non sono stati pienamente appagati dai risultati raggiunti con il rammarico di aver solo perso tempo prezioso e denaro.
Il Tipo di Montatura
Il primo punto da prendere in esame è il tipo di montatura equatoriale che si desidera impiegare; in pratica si tratterà di decidere se scegliere il tipo a forcella o quello a sbalzo alla tedesca, le quali sono le più collaudate per piccoli e medi telescopi. Potrebbe affermarsi che i pregi dell’una si identificano nei difetti dell’altra, ma qui vorrei porre l’attenzione sui requisiti che mi hanno indotto a propendere, nella realizzazione della mia ultima montatura, per quella alla tedesca, decisione peraltro avallata anche da esperienze specifiche.
- Il baricentro del telescopio a contrappeso è situato molto più vicino al punto di ancoraggio di tutto la strumento. Nella combinazione a forcella, la presenza dei bracci e la mancanza del contrappeso aumentano la distanza di tale punto dal baricentro dello strumento considerato senza treppiede, e ciò necessariamente rende lo stesso più sensibile alle sollecitazioni.
- La possibilità di montare su questo tipo di supporto alternativamente o simultaneamente diversi tipi di ottiche sia a lenti che nelle varie combinazioni a specchi senza essere condizionati dalla presenza dei bracci della forcella.
- Una maggiore semplicità costruttiva e un minor ingombro per telescopi semitrasportabili, i quali potranno essere scomposti nelle loro parti fondamentali con estrema facilità.
I Materiali Costruttivi
Per quanto concerne i materiali da impiegare, di norma si preferisce il comune ferro, che si reperisce molto facilmente. Tuttavia, nella progettazione del mio attuale strumento, decisi la realizzazione con materiale più leggero e, scartando il legno e i materiali plastici, l’unico che è rimasto in lizza è risultato essere la lega di alluminio.
Struttura in lega di alluminio
Senza soffermarsi sulle caratteristiche di questa lega metallica, è importante delineare che oltre ad avere una maggiore leggerezza, la quale consente di dimensionare adeguatamente tutta la struttura, e una migliore proprietà di compensare e assorbire le vibrazioni rispetto al ferro, la lega di alluminio consente di realizzare la maggior parte dei pezzi di una montatura equatoriale senza dover ricorrere alla imbullonatura o saldatura delle svariate parti. Infine, il risultato finale sarà sicuramente più valido anche dal punto di vista estetico.
Si può ottenere un ottimo risultato anche impiegando materiale da rottamazione; in pratica, pezzi recuperati da motori vari divenuti inservibili. Per gli assi è molto meglio usare l’acciaio, meglio se forato per motivi di peso e di almeno 35 o 40 mm. di diametro.
Modelli per la Fusione
Un progetto eseguito con la fusione in lega di alluminio richiede l’assemblaggio preventivo dei cosiddetti modelli in legno con i quali sarà poi possibile preparare gli stampi in una speciale terra refrattaria chiamata "terra francese". In pratica, si tratterà di preparare i pezzi fondamentali della montatura in modo tale da poter ricavare dei calchi nella terra, e quindi una sorta di controtipo del modello stesso, dove sarà colato l’alluminio fuso e che darà origine al pezzo grezzo.
Personalmente, sono riuscito a realizzare tutti i modelli necessari con pochi e comuni utensili e con l’uso, oltre che del legno, anche in fogli di plexiglas e di tubi in PVC.
Il Moto Orario
Un aspetto che riveste primaria importanza è il montaggio della ruota dentata elicoidale e della relativa vite che rappresenta il sistema più pratico per ottenere il trascinamento del moto orario. È fondamentale che per questa parte della montatura l’astrofilo costruttore esiga il meglio per il suo strumento e non abbia la remora di spendere troppo.
Dettaglio del sistema di trascinamento
Pazienza e Perseveranza
Per ottenere un ottimo risultato, sia da un punto di vista estetico, ma soprattutto da quello della precisione e della robustezza meccanica, è necessario accettare che la struttura e il funzionamento di un supporto equatoriale motorizzato non ha alcunché di complicato; al contrario, è in linea di massima considerabile come elementare. Tuttavia, è impensabile raggiungere una qualità soddisfacente dello strumento se non si pretenderà dagli artigiani, ai quali necessariamente ci si dovrà rivolgere, la massima precisione.
Inoltre una notevole caratteristica di uno strumento autocostruito è la possibilità di intervenire per ogni eventuale modifica che si volesse apporre. Io stesso ho modificato più volte alcune parti con l’idea di ottenere sempre degli utili miglioramenti.
Modifiche e carenatura
Ho anche sostituito i motori originali con i rispettivi riduttori che sono pilotati da una interfaccia elettronica acquistata in kit la quale è stata collegata alla porta parallela di un portatile e che consente le seguenti funzioni via software:
- Varie velocità di inseguimento;
- Moti veloci a 20x e 40x;
- Inversione del moto per emisfero sud;
- Monitoraggio dell’errore periodico e correzione (PEC);
- Inseguimento automatico delle comete.
Considerazioni Finali
Per concludere vorrei porre al lettore un quesito: E’ vantaggioso disporre di uno strumento leggero e portatile che si riesce facilmente a caricare sulla propria autovettura, o è meglio disporre di una montatura parallattica affidabile che non ci fa temere qualche leggera raffica di vento?
Ritengo che sia incontrovertibile che leggerezza e facilità di trasporto sono dissonanti con stabilità, precisione e affidabilità. È per questo che la montatura equatoriale che attualmente impiego ha un peso di 22 chilogrammi, senza considerare la colonna tubolare di sostegno e il contrappeso.
Lo strumento completato
In conclusione, facendo riferimento al prezzo di un prodotto similare offerto dal mercato, posso assicurare che un risparmio di circa il 50% per un abile costruttore è assicurato, senza contare l’impagabile soddisfazione che un progetto ben eseguito portato a termine può offrire.
Provare per credere!
Marco Di Biase