Computerizzazione della Takahashi EM 10 B
Adattamento del Palomar AD 2000
L’astrofilia di questo terzo millennio è anch'essa permeata del fenomeno ormai dilagante che lo caratterizza; la rivoluzione informatica che è presente un po’ in ogni settore dove può spaziare la tecnologia.
L’elettronica è sempre stata un elemento fondamentale delle montature dei telescopi ed il suo progredire è stato ed è tuttora in una fase più avanzata di quella dell’ottica strumentale destinata agli astrofili. Attualmente molti modelli di piccoli telescopi in commercio sono "computerizzati" cioè, in pratica, sono gestiti e/o assistiti nel puntamento degli astri da un piccolo controllore.
La computerizzazione delle montature dei telescopi si è sviluppata su due fronti:
- Puntamento Attivo: Agisce direttamente sui motori del telescopio puntando direttamente gli oggetti ad una certa velocità il più delle volte programmabile dall’utilizzatore.
- Puntamento Passivo: Consiste in una coppia di “cerchi graduati digitali” costituiti da due encoder applicati sugli assi di AR e DEC che permettono di leggere le coordinate sul display della centralina di controllo quando si sposta manualmente il telescopio.
Il Computer Palomar AD 2000
Apparecchiature adattabili a più generi e marche di montature non sono molto frequenti sul mercato; solo da qualche anno una ditta veneta ebbe la geniale idea di fabbricare un prodotto che potesse applicarsi a qualsiasi montatura equatoriale con semplici lavori meccanici di adattamento. Si tratta del “Palomar AD 2000”.
Il computer Palomar AD 2000
Esso consiste in un minicomputer alimentato a 12 volt che pilota due motori a passo con funzione a micropasso (25.600 step/giro). Con questa modalità di funzionamento si riesce ad evitare di interporre un riduttore meccanico tra albero motore e vite senza fine del sistema di trascinamento della montatura poiché il motore riesce a ruotare molto lentamente ed a seguire il moto siderale; nello stesso tempo può anche essere spinto fino a velocità di 1.200x.
Il Palomar permette di automatizzare molte montature equatoriali, anche autocostruite, rendendo possibile il puntamento di tutti gli oggetti Messier, NGC e 225 stelle. La sua struttura costruttiva è stata denominata ad “anello aperto” ed il suo settaggio software permette di impostare qualsiasi rapporto di riduzione esistente tra i motori e gli alberi di AR e DEC.
Il Collegamento dei Motori
L’uso del Palomar prevede l’obbligatoria sostituzione degli eventuali motori presenti sulla montatura. Per le montature che montano i motori all’interno del corpo della montatura come l’Astrofisycs GE 600 o le Takahashi il problema si complica non poco soprattutto per motivi di spazio e di ancoraggio.
Volendo a tutti i costi sfruttare la duttilità di questo strumento “made in Italy”, decisi di adattare un paio di motori a passo di taglia inferiore a quelli forniti con il Palomar all’interno del corpo della mia Takahashi. Mi procurai una coppia di motorini da 200 step di 42 mm, (contro i 57 mm di quelli originali), idonei al funzionamento a micropassi da sistemare al posto di quelli originali.
I nuovi motori installati
E’ stato necessario preparare una basetta di supporto di dimensioni uguali a quella originale sulla quale montare, oltre ai nuovi motorini, anche due ingranaggi in ottone che avrebbero permesso di trasferire il moto al terzo ingranaggio presente sulle viti senza fine delle due corone elicoidali. I tre ingranaggi tra l’albero motore e la vite s.f. forniscono una riduzione meccanica di 3,75 che oltre a portare il rapporto di riduzione finale al valore di 540, mi garantisce un aumento di coppia molto utile per assicurare un trascinamento dei moti agli assi dello strumento.
E’ stato ovviamente necessario sostituire pure il pannello dell’elettronica della Takahashi EM 10 autocostruito con un lamierino di alluminio dove ho praticato due fori per l’alloggiamento delle prese degli spinotti per i cavetti dei motori.
Considerazioni Finali
Da alcune prove ho riscontrato che effettivamente il Palomar può funzionare egregiamente e si arriva abbastanza celermente ad una padronanza dei comandi fondamentali. Ho stimato una precisione di puntamento con un errore entro poche decine di primi d’arco in un settore di cielo di 90°.
Unico vero neo del Palomar AD 2000 è il forte consumo di energia che richiede; i potenti motori che lo equipaggiano infatti assorbono fino a ben sei ampere di corrente oltre il mezzo ampere del controllore; bisogna quindi farsi bene i conti con le batterie a disposizione se non si vuole correre il rischio di rimanere in panne con il telescopio nel ben mezzo di una splendida serata osservativa.
Marco Di Biase